Verona’s forward Giampaolo Pazzini celebrates after scoring the second goal of the Italian serie A soccer match between Hellas Verona FC and AC Chievo Verona at Bentegodi Stadium in Verona, 20 February 2016. ANSA/ FILIPPO VENEZIA
Il controllo di petto e il diagonale sul palo lungo di Pazzini contro il Brescia ha già arricchito la guida del perfetto attaccante. Nessuno segna come lui in Europa, un gol ogni 46 minuti. Meglio di Cavani del Psg che ne fa uno ogni ora di gioco. Caracciolo è arrivato a 109 in B col fendente su punizione che domenica ha messo i brividi a tutto il Bentegodi. Dodici gol più in là, nella classifica di tutti i tempi, ci sono i 121 di Daniele Cacia che il Verona andrà a trovare sabato ad Ascoli. Ventiquattro li aggiunse nell’anno della promozione con l’Hellas, adesso gliene mancano appena quattro per agganciare al terzo posto una leggenda come Totò De Vitis e 14 per raggiungere in vetta Stefan Schwoch. Questione di tempo, quello che i bomber di oggi hanno in abbondanza. Perché l’età ormai è solo un optional e la B continua a subire il fascino di quelli ormai con una certa età.
SFIDA NELLA SFIDA. Pazzini contro Cacia, ma anche Pazzini contro tutti. Otto gol e la fame necessaria per riprendersi insieme a tutto l’Hellas quella A perduta a maggio. Nessuno come lui, in Italia e in Europa. Non era scontato dominare il campionato ma il capitano ha reso tutto molto semplice. Pazzini sabato sarà a casa di Cacia, uno che la B la conosce come nessuno. Sono rimasti lui e Caracciolo a presidiare il territorio, 68 anni ma anche 230 gol in due lungo carriere parallele trascorse davanti ai portieri avversari ma non nei grandi stadi. Per scelta Caracciolo, che ha giurato amore eterno al Brescia nonostante qualche chiamata di società di A. Perché ha perso qualche treno di troppo Cacia, bloccato da infortuni e coincidenze sbagliate che gli hanno impedito di afferrare l’occasione della vita. Ha una caviglia in disordine Cacia, ma ad Ascoli contano di recuperarlo per sabato. Troppo stuzzicante il faccia a faccia con Pazzini.
FRANCO TIRATORE. La B a volte si illumina davvero, soprattutto grazie a quelli in odore di ritiro. Ne sanno qualcosa Moras e Martinho, gli ex dell’Hellas che nella tumultuosa Bari non potrebbero mai fare a meno di Franco Brienza, 37 primavere festeggiate a marzo ma con un piede sempre bollente come possono confermare anche Brescia e Entella, punite nel giro di sette giorni da «fendenti in fotocopia» finiti proprio all’incrocio. Vecchio pallino del Verona anche in A, Brienza è l’anima del Bari dei grandi nomi che però al momento del bisogno ha chiesto soccorso al più vecchio di tutti.
GLI SPECIALISTI. Negli ultimi vent’anni la B ha festeggiato capocannonieri di vario genere. Pochi futuri campioni e tanti specialisti della categoria. Fuori concorso Del Piero e Toni, gente da A certificata i vari Di Vaio, Oliveira, Eder, Immobile, Ferrante, Protti e Tavano. Più i classici bomber di categoria da Francioso a Dionigi,da Godeas a Spinesi, da Bucchi a Granoche, da Mancosu a Cocco. In attesa di capire quanto valgono in A i 30 sigilli dell’anno scorso di Lapadula a Pescara. Nel frattempo la B si tiene stretti i suoi califfi. Uno dei più pericolosi il Verona lo incrocia sabato. Poteva andar via Cacia, ha preferito restare ad Ascoli dove non lotterà per vincere il campionato e forse nemmeno la classifica cannonieri. Soprattutto se Pazzini continuerà a correre alla media di un gol a partita.
(Fonte: L’Arena)