Daniele Cacia resta in dubbio per la partita del suo Ascoli con il Verona, sabato. Una caviglia in disordine lo costringe a star fuori da alcune settimane. Senza di lui i bianconeri sono scivolati in basso in classifica. Il suo impiego dal 1’ sarà verificato sul gong d’inizio della gara. Alfredo Aglietti, allenatore dell’Ascoli, che in comune con lui ha il passato all’Hellas, tenterà fino all’ultimo di recuperarlo: «Ad ogni modo – spiega Cacia – il Verona si troverà di fronte un Ascoli che sconta la mancanza di risultati e che attraversa un periodo difficile, ma che dovrà essere una squadra arrabbiata e che, consapevole che l’avversario è più forte, metterà in campo quel qualcosa in più che non tanto è l’aspetto tecnico quanto quello caratteriale». Daniele Cacia, all’Hellas è stato per due stagioni, dal 2012 al 2014. Nella prima i suoi gol, 24 in totale, hanno trascinato alla promozione il Verona, ed è stato capocannoniere della Serie B. In A, invece, è stato più che altro in panchina.
Cacia, come vive questa gara?
«Ho trascorso a Verona due anni bellissimi. Il primo, per molti versi, è stato addirittura il più bello della mia carriera. Quindi è normale che per me sia una partita particolare».
Le ragioni sono legate soltanto a quanto avvenne sul campo?
«Esulando dal punto di vista puramente calcistico, il lato umano è stato rilevante. Verona non la scopro certo io: è una delle città più belle d’Italia, si vive bene, c’è un’ottima società, due componenti che fanno stare bene qualunque giocatore. A fare la differenza, poi, sono sempre i risultati. Più forte l’Hellas allora o oggi? I giocatori di valore c’erano in quella squadra come pure adesso».
Delle sue reti in gialloblù, ce n’è una che le è rimasta impressa più delle altre?
«Di bei gol ce ne sono stati tanti, ma i due più significativi sono stati quelli segnati a Castellammare, con la Juve Stabia, alla penultima giornata. In quella gara, vinta per 3-0, abbiamo capito che ce l’avevamo fatta, dopo un anno a lottare con Livorno e Sassuolo per la promozione».
In Serie A arriva Luca Toni e lei finisce tra le riserve: rimpianti?
«No, neanche uno, proprio perché davanti a me c’era un campione del mondo. Per me è stato un onore stare dietro di lui in quell’anno. Speravo andasse in modo diverso ma devo dire che è stato bello osservare da vicino un attaccante come Luca. Quell’esperienza la vivo positivamente non come un qualcosa che mi ha tarpato le ali».
Il Verona di oggi ha un altro centravanti scatenato, Giampaolo Pazzini.
«Ha avuto una carriera di molto superiore alla Serie B, ha deciso di restare in gialloblù per vincere il campionato. Sappiamo tutti quale sia il suo valore. Quando sta bene – e in questo momento vedo che sta molto bene – fa la differenza anche con una gamba sola».
Il direttore sportivo dell’Hellas è Filippo Fusco, che lei ha avuto a Bologna. Lo sente ancora?
Filippo, è una persona schietta, vera, che per comportamenti e modo di lavorare è un’eccezione nel calcio. Siamo sempre in contatto: con lui c’è amicizia».
Quindi, se dovesse far gol al Verona, sabato, esulterà?
«Non amo chi ha l’atteggiamento di non festeggiare quando segna un gol alla propria ex squadra. Segnare è difficile ed è una gioia immensa, è giusto poterla celebrare. Ma senza esagerare: è una questione di rispetto».
(Fonte: Corriere del Veneto)