• 10 Gennaio 2026

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Verona primo, quanti paragoni con l’Hellas di Prandelli del 1998: tra gol e punti…

Quando l’Hellas, il 7 novembre 1998, vinse l’anticipo della nona giornata del campionato di Serie B con il Lecce, imponendosi in trasferta per 2-0 con i gol di Vincenzo Italiano e Stefano Guidoni, in Italia è caduto da un mese il governo dell’Ulivo, guidato da Romano Prodi.

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Il Verona, allora, era la sensazione della Serie B. A guidarlo c’era un allenatore con degli ottimi trascorsi nel settore giovanile dell’Atalanta, Cesare Prandelli, che però non aveva ottenuto alcun risultato favorevole nel calcio dei «grandi». Ma quell’Hellas era una stupenda macchina da gioco e da gol. In testa al campionato c’era, tuttavia, il sorprendente Treviso di Gianfranco Bellotto: presto il Verona l’avrebbe scalzato. Di quella squadra meravigliosa, poi promossa in A al primo posto, davanti a Torino, Lecce e Reggina, l’Hellas di oggi sta ripercorrendo le cadenze. I punti, dopo nove turni, sono gli stessi, 20. E come quel Verona, la squadra di Fabio Pecchia ha subito una sconfitta che ha fatto riflettere alla terza giornata.

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Identica la mentalità offensiva, capace di produrre grandinate di gol: 18 per quell’Hellas, 22 per il Verona attuale. La differenza la marca la presenza di un finalizzatore portentoso, Giampaolo Pazzini, capace di segnare già 10 reti. La formazione di Prandelli contava sull’ottima lena di Fabrizio Cammarata, a segno per cinque volte. Nell’Hellas targato Prandelli, tra i tanti protagonisti, c’era anche Gianluca Falsini, terzino sinistro dalla spinta propulsiva, ora tecnico dell’Under 16 dell’Empoli, che dice: «Ci sono delle analogie tra il “nostro” Verona e quello di oggi, ossia l’entusiasmo, la tendenza a proporsi sempre e la facilità in fase realizzativa. A prevalere, tuttavia, sono le differenze. L’Hellas di Fabio Pecchia, un amico che ho avuto come compagno di squadra al Siena, e che sta facendo un lavoro eccellente, è una squadra costruita per vincere. La disponibilità di campioni come Pazzini, Romulo e Maresca lo pone al di sopra della categoria. Noi, invece, eravamo degli outsider, una covata di giovani, votati all’offensiva in modo talvolta persino un po’ folle. Con me c’erano Brocchi, Melis, Gonnella, Italiano, Cammarata, tra gli altri. Il Verona, ora, è più pragmatico».

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(Fonte: Corriere del Veneto. Trovate il resto dell’articolo sull’edizione odierna del quotidiano)

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