Non contano gli anni ma il segno che si lascia. Non contano tanto le parole ma i fatti. E Nicolò Brighenti ha dimostrato con i fatti l’attaccamento ai colori biancorossi, ma soprattutto ha dimostrato di essere uomo coraggioso, capace di rialzarsi dopo ogni ko della vita. Sabato l’ormai ex capitano biancorosso, fermato da una lussazione alla spalla sinistra il 22 agosto e rientrato proprio negli ultimi 20′ dell’ultima partita, vinta dalla sua nuova squadra contro il Bari, tornerà al Menti con il Frosinone, con una maglia diversa da quella del Vicenza, indossata sempre con tenacia, serietà e anche un pizzico di incoscienza. Avremmo voluto che a parlare fosse lui, avremmo preferito che fosse lo stesso Brighenti a raccontare questo suo ritorno da avversario, ma le regole del calcio moderno sono intransigenti e non lasciano spazio alle ragioni del cuore. Che tradotto significa: divieto del Frosinone a parlare con i giornalisti prima di questa partita.
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A Vicenza un’altra prova molto difficile per Brighenti: il 19 settembre 2015 nella partita con il Como cade a terra dopo uno scontro fortuito con Vigorito e non ce la fa a restare in campo. Col passare delle ore la situazione si fa drammatica fino al ricovero all’ospedale San Bortolo e alla diagnosi in tarda serata: lacerazione del pancreas. Operazione d’urgenza, ore di angoscia. Si teme per la sua vita. Poi la bella notizia: tutto è andato bene, ma chissà se potrà tornare a giocare.
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Il 16 gennaio 2016 con la fascia di capitano al braccio va in campo contro il Modena. Ecco, è questo che non va cancellato per nessun motivo. Brighenti avrebbe potuto prendersela comoda, tornare alla normalità con tutta calma e ripartire con la nuova stagione. Invece no. Il Vicenza ha bisogno di lui, le cose non vanno bene. Marino gli chiede di stare almeno vicino ai compagni, gli chiede di vivere lo spogliatoio. E così non erano passati dieci giorni da quando era stato dimesso dall’ospedale che, aiutato dalla moglie Silvia, si fa accompagnare al centro Morosini per salutare l’allenatore e la squadra. Da quel momento Brighenti non molla più il Vicenza e settimana dopo settimana brucia le tappe fino al rientro a nemmeno quattro mesi dall’incidente e a chi gli diceva che era un supereroe e lo acclamava lui ripeteva: «No, non lo sono, ho solo dovuto superare qualche difficoltà in più, spero però di aiutare chi sta soffrendo e a loro dico: anche quando sembra di non farcela più si deve sperare, si fa sempre in tempo a darsi per vinti». Ecco perchè Nicolò Brighenti non sarà mai nemico dei colori biancorossi, quei colori che lui stesso dice gli sono rimasti dentro.
(Fonte: Giornale di Vicenza. Trovate il resto dell’articolo sull’edizione odierna del quotidiano)