Nel calcio dei tornelli, l’immagine di Pellissier che gonfia la rete dietro cui fa da raccattapalle il figlio, per poi prenderselo in braccio come si fa nel corridoio di casa o all’uscita di scuola è un’immagine senza barriere. Una cartolina pulita che aspira le polveri sottili dell’ultimo posto. Il ritratto di un Chievo che può ricominciare da piccole cose genuine. «Matteo viene a vedere le partite da metà dell’anno scorso e volevo a tutti i costi festeggiare un gol con lui: adesso posso anche andare in pensione…», dice Pellissier. Si dirà che è una piccola storia privata ma non è così. È una storia in cui la squadra, al 90’, è parsa volersi riconoscere.
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«Non so da quanto tempo non costruivamo così tante occasioni contro una squadra così importante. Vuol dire che siamo vivi e vogliamo vincere. Finalmente siamo tornati a quella mentalità», spiega Pellissier. C’è un’idea chiara, insomma, ossia quel 4-3-1-2 ch’è la coperta di Linus degli ultimi dieci anni, con la difesa a cinque se la trama invoca copertura. C’è una bava alla bocca ritrovata. E c’è quel Pellissier lì, che raggiunge Bruno Giordano a quota 110 reti in A (-1 dal capitano del Verona Giampaolo Pazzini) e a 39 anni più 244 giorni timbra il sesto gol più «vecchio» dopo Paolo Maldini (a 39 anni e 278 giorni), Francesco Totti (39 anni e 364 giorni), Pietro Vierchowod (40 anni e 47 giorni), Silvio Piola (40 anni e 131 giorni) e Billy Costacurta (41 anni e 25 giorni). Un Pellissier che la squadra «sta imparando a servire», sottolinea Di Carlo. Non è finito Pellissier e quindi, sino a classifica e matematica contrarie, non è finito neanche il Chievo.
(Fonte: Corriere di Verona. Trovate il resto dell’articolo sull’edizione odierna del quotidiano. Foto: profilo Instagram Sergio Pellissier)