La lunga rincorsa del Vicenza ha portato il primo risultato: da quando è arrivato Francesco Modesto in panchina sono arrivate soltanto vittorie. E l’organico, che qualcuno nel momento di crisi aveva messo assurdamente in discussione, ha dimostrato di essere da primo posto, quantomeno sulla carta. Come avevamo immaginato in estate. Intendiamoci: essere da primo posto non significa aver già vinto il campionato, oppure vincerlo con 20 punti di vantaggio o che il Vicenza arriverà sicuramente primo, ma significa che le potenzialità ci sono. E nell’ultima settimana sono state ampiamente dimostrate, soprattutto a Trento, dove la vittoria non era per nulla scontata. Ha messo il turbo Modesto, dimostrando che il problema del Vicenza era chi sedeva in panchina e non certo chi aveva costruito la squadra (Federico Balzaretti). Rosso non ha esonerato il direttore sportivo e ha fatto bene, così come aveva fatto bene un anno prima a mettere alla porta Giuseppe Magalini, che nel frattempo ha però dimostrato di essere un fuoriclasse in terza serie. Quello che sta facendo a Catanzaro è da applausi e anche a Vicenza in C aveva dimostrato di fare la differenza. In B, invece, è un’altra cosa, ma questo è un discorso diverso. Oggi il Vicenza ha superato il Pordenone in classifica, riuscendo a recuperare ben 7 punti di distacco ai Ramarri in poche giornate. Il Pordenone sta frenando male, continua a subire raffiche di gol, che per una squadra che vuole vincere il campionato è un guaio grosso. A gennaio servirà un altro attaccante: va ceduta una delle due riserve e va preso un uomo capace di fare la differenza. Così il Pordenone potrà competere con il Vicenza. Vedendo il rendimento delle ultime settimane, però, potrebbe servire anche un difensore centrale da affiancare da Ajeti. Si subiscono troppi gol e il problema non può essere a centrocampo perché il tris servito che mette in campo Di Carlo in mezzo è da primo posto, né sulle fasce. Il prossimo weekend sarà quello dello scontro diretto. Tutti ad affannarsi a dire che non sarà decisivo e invece siamo in totale disaccordo. Se il Vicenza dovesse espugnare il Teghil allora volerebbe e dal punto di vista psicologico e un eventuale blitz (con tanti titolari assenti) avrebbe un valore incalcolabile. In caso di pareggio o di vittoria del Pordenone, invece, tutto rimarrebbe in gioco.
In Serie C c’è da parlare anche di Padova, Triestina e Trento. Padova-Trento è stata una partita veramente scadente sotto tutti i punti di vista. In campo c’erano due squadre impaurite e terrorizzate, hanno prevalso i biancoscudati faticando tanto nonostante un tempo in superiorità numerica. Per il Trento è arrivata la quinta sconfitta consecutiva, il rischio della Serie D è concreto e a gennaio Giorgio Zamuner dovrà mettere mano all’organico in tutti i reparti. Gli infortuni hanno fatto saltare il piano originale. Con la rosa al completo il Trento poteva ambire a un ingresso fra le prime 8-10, con gli infortuni e con tutto il resto è precipitato a un passo dall’abisso. Quell’abisso in cui è finita con tutti e due i piedi la Triestina. Continuiamo a pensare che non esistano spiegazioni tecniche per giustificare il primato al rovescio dell’Alabarda. L’organico avrà qualche difetto, ma non può essere peggio di almeno altre 10 squadre, giusto per essere prudenti. E’ evidente che i problemi siano dentro al gruppo e sembra ulteriormente significativo che la società abbia scelto di non esonerare Massimo Pavanel nonostante un andamento peggiore di quello di Andrea Bonatti. Massima stima per l’uomo e per il professionista Pavanel, ma non si può vivere di ricordi e il tecnico va valutato per quello che sta dando. Può bastare un pari con la Feralpisalò per dire che si è usciti dalla crisi? No di certo, anche perché in settimana si era perso a Piacenza precipitando in fondo alla classifica. La piazza contesta Giancarlo Romairone, ma nutriamo seri dubbi sul fatto che il problema sia il dg. Tutti citano le esperienze negative di Romairone a Bari, ma se dovesse valere questo metro di paragone allora qualcuno ci dovrebbe spiegare perché certi dirigenti falliscono in C e oggi sono addirittura in A. Nel calcio funziona così: se sei amico di qualche giornalista influente allora sei più bravo degli altri, pazienza se sbagli o se deragli o vieni esonerato. Non conta, la colpa è sempre di qualcun altro. Se invece non hai rapporti alla meglio vieni ignorato, alla peggio ti sparano addosso. Se, infine, sei nemico, allora qualsiasi cosa tu faccia ti piove sempre fango in faccia. Per fortuna qualcuno conserva un minimo di onestà intellettuale e certe cose le capisce. Tornando a Trieste secondo noi il problema è dentro il gruppo e abbiamo apprezzato quanto detto dal presidente Giacomini sul fatto che sia necessario mandare via a gennaio più di qualche mela marcia. Se sfasci lo spogliatoio al suo interno, poi i risultati sul campo si vedono. A Padova adesso tutti danno addosso a Massimiliano Mirabelli, che sicuramente di errori ne ha commessi, ma non è la causa di tutti i mali. Gli imputiamo soprattutto i quattro giocatori fuori lista e la loro gestione prima della chiusura della campagna acquisti estiva. Quando, a pochi giorni dalla fine di mercato, c’erano addirittura sette giocatori in attesa di trasferimento, era evidente che non si sarebbe riusciti a piazzarli tutti. A quel punto bisognava arrivare a un compromesso e trovare il modo di tenere uno, al massimo due esuberi. Quattro sono uno sproposito che pesa economicamente e anche all’interno del gruppo lavorare durante la settimana con un terzo di squadra che poi la domenica non gioca è un elemento di disturbo non da poco. Il Padova ieri ha vinto giocando molto male ed è ancora convalescente. Caneo ha salvato la sua panchina, ma i problemi restano. L’unica fortuna è che gennaio è vicino e presto si potrà correre ai ripari.
E’ stato un weekend positivo per tutte le squadre di Serie B. Il Venezia ha vinto per la prima volta al Penzo giocando un’ottima partita, sapendo soffrire e andandosi a prendersi gli episodi decisivi lungo il percorso. Osando e avendo coraggio vieni premiato e, piano piano, stanno uscendo i veri valori di un gruppo che, come abbiamo ripetuto più volte, non è da retrocessione. Se Paolo Vanoli trova la chiave per creare una squadra e non soltanto un agglomerato di giocatori di culture diverse, il Venezia può salvarsi e lasciare presto la zona calda della classifica. Ma la notizia più importante è un’altra: Duncan Niederauer, con un ritardo di cinque mesi, ha capito che sul ponte di comando serve un vero direttore sportivo. Filippo Antonelli, ci sbilanciamo, è un’ottima scelta. Professionista serio, preparato, ha lasciato Monza perché schiacciato da Galliani e Berlusconi, ma il suo contributo negli anni l’ha portato eccome: le scoperte Mota Carvalho, Carlos Augusto e Gytkiaer, tanto per fare qualche esempio, sono roba sua. Il suo arrivo tappa una falla importante che abbiamo sempre sottolineato ripetutamente. E, creando i giusti equilibri sinergici, potrebbe dare la giusta collocazione e valorizzare anche al contestatissimo Alex Menta.
Complimenti al Cittadella, che sbancando Genova nel momento più difficile, si porta a casa tre punti di platino su un campo proibitivo. Pian piano tornerà anche chi è infortunato, su tutti Asencio e si potrebbe nuovamente ragionare sulla base di teorie meno ansiogene. Altra prestazione maiuscola del Südtirol, che a un minuto dalla fine era terzo in classifica in solitaria. I due punti persi e il gol subito dal Frosinone, strozzano l’urlo di Bisoli in gola, ma non inficiano in alcun modo lo straordinario lavoro dell’allenatore. Dopo l’inizio stagionale disastrose con colpe e responsabilità precise di cui abbiamo ampiamente dato conto, adesso tutto si è attestato. E a gennaio Paolo Bravo avrà la possibilità di ritoccare un organico che a inizio anno tutti gli addetti ai lavori ritenevano da quartieri bassi. E’ stato un abbaglio collettivo? Oggi la classifica dice questo, anche se per le sentenze definitive sarà bene darsi appuntamento a più avanti.
Post scriptum sul Verona. Maurizio Setti e Sean Sogliano hanno deciso. Niente esonero per Salvatore Bocchetti, avrebbe significato sconfessare il presidente e allora ecco la soluzione ibrida. L’allenatore sulla carta sarà Marco Zaffaroni per ragioni di patentino, mentre quello vero sarà Bocchetti. Sinceramente una soluzione che ci piace poco e che sembra fatta apposta per alimentare equivoci. Così in conferenza stampa andrà uno e in realtà le domande sarebbero per l’altro. E chissà cosa succederà negli spogliatoi. In tutta onestà, sarebbe servito un tecnico con le spalle larghe, gli unici che a Verona funzionano e Davide Ballardini poteva essere quello giusto. A meno che non si pensi davvero di essere già retrocessi a novembre. Sarebbe un record del mondo.