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Zaccardo si spinge ben oltre la trequarti campo, gli appoggia un passaggio filtrante sul quale Iacopo corre sul filo del fuorigioco. La difesa del Cittadella rimane sul posto, Cernigoi accelera verso Alfonso e di sinistro spinge il pallone che rotola lento oltre la linea. Iacopo incespica e – guardato quel pallone per l’ultima volta – rimane per un istante seduto a terra, spalle alla porta, mani sugli occhi e un’emozione senza fine. «Non ci credo». È questione di un attimo perché poi gli altri dieci biancorossi in campo, assieme a tutta la panchina, gli si riversano addosso. «Non riuscivo più a respirare, non sentivo niente dall’adrenalina. Pensavo: ma è entrato o no? Era fuorigioco o no?». Poi, una volta liberatosi dalla morsa, Iacopo corre dritto verso Bisoli: il tecnico gli prende la faccia tra le mani, si urlano la felicità da distanza ravvicinata. «Volevo solo correre da lui, l’ho visto con gli occhi lucidi». Ma è alla fine che succede la cosa più bella: perché dal massaggiatore al presidente, passando per tutto lo staff e i compagni, non c’è un biancorosso che non vada ad abbracciare e prendere teneramente a schiaffoni questo ragazzo che la settimana prossima compirà 22 anni.
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Quello sguardo trasognato Iacopo se lo porta addosso anche nel dopo gara: «Scusate, ma la cravatta proprio non ce l’ho fatta a metterla…». Poi tra l’incredulità e la felicità manda subito la dedica a papà Gianni: «Questo gol è per lui, oggi è la prima volta da inizio stagione che non è potuto venire allo stadio perché aveva la febbre…». E, da un angolino nascosto, ecco spuntare la voce di Bisoli: «Digli di non venire più allora!». E giù risate. Tra le mani, poi, Iacopo stringe la sua maglia: numero 28 in onore di papà, nato il 28 settembre. «Spero che questo sia l’inizio, è la dimostrazione che lavorare duro porta i suoi risultati. Io non pretendo certo di giocare titolare, voglio solo mettermi a disposizione della squadra cercando di fare gol». Intanto, il primo con i professionisti l’ha segnato proprio contro il Cittadella che lo aveva corteggiato in estate e ancora lo sta facendo: «Ma io sono contentissimo di stare qui dove voglio continuare il mio percorso, perché il presidente, il mister e il direttore credono in me». E perché il salto dalla D alla B si può fare: «Sì, adesso ne sono sicuro».
(Fonte: Giornale di Vicenza. Trovate il resto dell’articolo sull’edizione odierna del quotidiano)