Flavio Tosi non ha visto solo il Toni del Bentegodi. Ha visto di più. Perché alla fine la differenza la fa sempre la qualità della persona. Sul dischetto prima di un rigore ma soprattutto nella vita di tutti i giorni. L’omaggio del sindaco di Verona non è solo per il campione ormai nella leggenda, il suo tributo scavalca numeri e gol. E punta dritto all’anima di Toni, uno che per tre anni ha reso la città ancora più bella. Cosa ha dato Toni a Verona, più che al Verona? «Come Franco Baresi o Francesco Totti anche Toni fa parte di quei pochi gladiatori che rappresentano un esempio anche al di fuori dello sport, che restano nella memoria di tutti per quanto straordinari sono stati. In campo poi era una forza della natura, quasi inarrestabile. Ha segnato gol stratosferici e molti dei quali se li è conquistati da solo». Qual’è stata l’impressione dell’uomo-Toni quando l’ha incontrato? «Quella di un uomo buono. Per pesare qualcuno basta stringergli la mano e guardarlo negli occhi. A me basta. Tutte le volte che ci siamo visti la mia sensazione è stata sempre questa». Che ruolo potrà avere da qui in avanti? «Il mondo del calcio deve sfruttare una figura come la sua. Per me sarebbe un perfetto testimonial, un ruolo di grande respiro a livello nazionale che potrebbe ricoprire anche se dovesse restare al Verona così come mi auguro. Toni trasmette tanto entusiasmo. Sarebbe bello se rimanesse. La sua grande forza di carattere sarebbe un bel valore». L’emozione più grande che le ha dato? «Il modo con cui si è preso il rigore nell’ultimo derby, il suo gol, la speranza che ha saputo riaccendere in tutti i tifosi. In quei momenti c’era tutto Luca Toni». Come se lo immagina il Verona senza di lui? «Come il Verona senza Elkjaer, chiaro che Toni è uno che lascia il segno. Elkjaer era il “Sindaco”, fa parte del mito come Bagnoli e come tutta la squadra dello scudetto del 1985. Loro sono nelle stelle, ma anche Toni fa parte dei grandissimi della storia dell’Hellas».
(Fonte: L’Arena)