«Ritrovare da avversario il Venezia? Sicuramente sarà un’emozione forte ritornare al Penzo. Dopo l’ultima partita col Perugia nel 2020, con cui si chiuse quella stagione, non ci sono più entrato: al Venezia ho dedicato quasi 15 anni della mia vita, con vari incarichi, tra cui gli ultimi sette da direttore generale. Come mai con l’arrivo di Niederauer è finita quell’avventura? Non c’erano i presupposti per continuare assieme. Abbiamo avuto cinque-sei mesi di convivenza, in cui abbiamo fatto di tutto per conseguire la salvezza, in una stagione difficile per via della pandemia, e per me è stata gestita bene. Ma aveva idee di calcio e soprattutto di identità completamente diverse dalle mie, questo ha portato alla separazione. Gli addii di Poggi e Collauto? Non so quali siano le motivazioni, ma non penso paghino responsabilità di tipo sportivo, non credo che a Collauto sia imputabile qualcosa. Ho sempre voluto persone legate a Venezia, perché da ex calciatori avevano facilità a far entrare chiunque in sintonia con la città. Nel calcio serve un gruppo unito e compatto, per un giocatore la motivazione non può essere lo stipendio a fine mese, ma serve trasmettergli un concetto importante come l’identità, quella che consente di creare unità d’intenti tra club, tifosi e città. E che porta grandi risultati. Non riesco più a vedere in questo Venezia qualcosa che c’era invece nel Venezia che è partito dalla serie D ed è arrivato alle porte della massima serie. Loro hanno fatto una scelta diversa, indirizzata verso l’internazionalità, che può portare effetti positivi e negativi: lo giudicheremo dai fatti»: queste le dichiarazioni rilasciate sulle colonne de “Il Gazzettino” da Dante Scibilia, ex direttore generale del Venezia e responsabile finanziario della Spal di Tacopina.