Treviso, Beccaro a Trivenetogoal: “Già mi immagino di segnare e di esultare sotto la curva: daremo tutto per questa maglia!”

Il ds Attilio Gementi deve averlo scelto con cura. Disponibile, pronto ad aiutare gli altri, educato, con un’esperienza che non può altro che far comodo alla piazza biancoceleste. Mezz’ala offensiva avvezza all’inserimento, con 73 reti segnate in 299 presenze tra Serie D e Serie C, tra Südtirol, con cui ha centrato la Serie B nel magico anno di Javorcic, Triestina, Luparense e Mestre, per citarne alcune. Trentatré anni, una gran voglia di far bene e di continuare a stupire. Marco Beccaro, centrocampista del Treviso e primo vero e proprio acquisto della campagna estiva trevigiana dopo i rinnovi di Posocco, De Poli e Sottovia, di cui è un grande amico, si è raccontato a Trivenetogoal. Premessa per i tifosi: già sogna di esultare sotto la curva. Tenetevi pronti…

Innanzitutto benvenuto a Treviso! Come stai? Cosa ti auguri per questa stagione?

“Sinceramente sono carico! Sto bene fisicamente, abbiamo fatto venti giorni di duro lavoro, quindi le gambe sono un po’ imballate, ma è un lavoro che serve più per il futuro che per adesso. Nel senso che sono carichi che la squadra deve fare per forza per arrivare fino alla fine del campionato. Abbiamo lavorato tanto e abbiamo fatto un bel ritiro. Ci siamo conosciuti tanto tra di noi, abbiamo cercato di capire che cosa vuole il mister e penso che anche in queste prime due amichevoli abbiamo cercato di mettere in pratica quello che ci ha chiesto. Stiamo mettendo le basi per fare un gran campionato: il Treviso deve sempre puntare a qualcosa di alto, sia per il blasone che per la storia che ha avuto. L’obiettivo è vincere la domenica. Non posso dire un obiettivo a lungo termine adesso, ma quel che è certo è che proveremo a vincere ogni partita”.

Cosa significa per te rappresentare una piazza così storica, ma che negli ultimi anni ne ha vissute di tutti i colori?

“Penso che si veda che Treviso ha voglia di calcio. Si vede nell’aria che c’è questo attaccamento alla maglia. Nell’ultimo giorno di ritiro c’erano tifosi a Paluzza e lo vedi che hanno voglia di far bene e di puntare ad alti palcoscenici. Treviso si merita di tornare nei professionisti. L’unica cosa che posso garantire è che daremo tutto per questa maglia e faremo di tutto per farli contenti la domenica”.

Hai giocato già con Dario Sottovia nel Mestre, segnando pure 18 gol in quell’annata…

“Negli ultimi anni ho sempre giocato in piazze importanti, come a Mestre, a Trieste e a Bolzano nel Südtirol, ho vinto anche campionati e so cosa vuol dire giocare per vincere e so cosa si aspetta la piazza. Ci sono pressioni che un giocatore deve saper gestire, perché non è da tutti giocare a Treviso, perché abbiamo una gran fortuna ad essere qui e dobbiamo cercare di dare sempre il 110%, anche in allenamento, perché è durante la settimana che ti crei la forza per arrivare alla domenica”.

Come vivrai la partita con il Mestre?

“Ho vissuto bei momenti a Mestre: abbiamo vinto un campionato di Serie D e poi anche in C abbiamo fatto un buon campionato, però dopo, quando ci giochi contro, finisce lì, perché tu giochi per un’altra maglia e dai tutto per quella maglia. Poi, finita la partita, amici come prima, però durante la partita non è che sto a pensare a cos’ho fatto a Mestre. Ci pensi un attimo nei giorni prima, però poi dai tutto per il Treviso”.

Con Sottovia che rapporto hai?

“Abbiamo un rapporto che va anche oltre il calcio. Abitiamo anche nello stesso paese, quindi ci conosciamo da prima e questo sarà il sesto o settimo anno che giochiamo insieme. C’è affinità, ci capiamo, magari anche solo con uno sguardo e questo vuol dire tanto. Poi, Dario è forte… E’ anche un ragazzo che fa gruppo, molto disponibile, ha sempre una buona parola per tutti e si fa voler bene. Averlo in squadra è un vantaggio”.

Con gli altri compagni come ti stai trovando? Si è già creato qualche rapporto con chi non conoscevi?

“Con quattro o cinque ci conoscevamo già, mentre con gli altri ci stiamo conoscendo piano piano, ma sono ragazzi molto disponibili. In ritiro è andato davvero tutto bene e secondo me si sta formando un buon gruppo. Sono molto contento della scelta che ho fatto di venire qui”.

Sarai anche uno dei più esperti della rosa: cosa cercherai di trasmettere ai più giovani?

“Innanzitutto la cosa principale è dare l’esempio fuori dal campo. Dentro e fuori dal campo, penso che la cosa più importante sia sempre comportarsi bene. Poi, io porto la mia esperienza, quello che ho fatto in questi anni, e cerco di trasmetterlo a loro. Dall’allenarsi sempre al massimo, al comportarsi bene e al fare una vita da atleta, perché magari alcuni non lo vedono come un lavoro, ma potrebbe diventarlo. Quindi, bisogna sempre impegnarsi al massimo e non bisogna mollare mai. Bisogna sempre cercare di rimanere sul pezzo, anche se non è facile. Il lavoro ripaga sempre”.

Chissà che non possa venir fuori qualcosa di importante quest’anno, tra giocatori più esperti come te, Salviato e Perticone, e molti giovani…

“Questo mix tra giovani ed esperti serve in Serie D. Non conosco Perticone in persona, però spero di conoscerlo presto e di imparare da lui che ha calcato palcoscenici più importanti dei miei. Vorrei imparare ancora quelle piccole cose che a trentatré anni possono aiutarmi a crescere ancora. Ma penso che il direttore abbia scelto prima le persone che i giocatori. Alla fine sono quelle che ti portano avanti nell’ambiente e nel gruppo”.

Invece, mister Florindo che impressioni ti ha dato?

“Lo conoscevo perché ci ho giocato tante volte contro e il mister è empatico. E’ una persona che ti ascolta, che ti parla molto e non è una cosa da tutti. E poi ha delle idee veramente belle di calcio, come il partire con la palla dal basso dal portiere. Penso che abbiamo lavorato tanto in questi venti giorni e penso che sia soddisfatto per come abbiamo approcciato. Ci siamo messi a disposizione e abbiamo cercato di assecondarlo nelle sue idee, anche perché secondo me la squadra è forte e anche con una squadra come la Spal, di categoria superiore, abbiamo cercato di impostare le manovre come ci ha detto lui, quindi dal basso e senza buttare via la palla. C’è ancora tanto lavoro da fare, ma penso che la voglia e la predisposizione del gruppo ci siano”.

Per quanto riguarda l’impronta tattica: difesa a quattro e poi due alternative (4-3-3 o 4-3-1-2)?

“Con il Montebelluna siamo scesi in campo con il 4-3-3, con la Spal con un 4-3-1-2. Non ho giocato da esterno, ero mezzala, mentre esterni hanno giocato Gnago a sinistra e Meola a destra, con Sottovia punta centrale. Ci muoviamo tanto là davanti. Davanti sono tanto forti, per me possono giocare come vogliono, ma non è che abbiamo un modulo di riferimento: la base è a quattro, poi ci sono i tre, però davanti si varia”.

Come sono andate le prime due amichevoli?

“Sono andate bene. Con il Montebelluna abbiamo fatto una buona partita e abbiamo vinto 2-0 senza subire molto. Avevamo noi il pallino del gioco, ci siamo mossi bene, anche se le gambe erano belle imballate, perché era la prima partita e dopo un ritiro così pesante è normale. Con la Spal, invece, abbiamo fatto un’ottima partita. Nel primo tempo siamo andati sotto di due gol, nella ripresa l’abbiamo ripresa. La squadra ha anche la forza di reagire a questi momenti ed è importante. Poi purtroppo da calcio d’angolo abbiamo preso il 3-2, però abbiamo giocato bene contro una squadra forte. Ci siamo anche difesi bene, c’è la voglia di non prendere gol. Le basi ci sono”.

Cosa ti aspetti dai tifosi quest’anno?

“Mi aspetto che ci diano una grossa mano, perché entrare al Tenni e vederlo pieno penso sia una grossa carica. Cavolo, poi segnare sotto la curva… Me lo immagino già adesso ogni tanto di fare gol e di esultare con loro. I tifosi sono l’essenza del calcio, perché vai in campo per te, ma anche per fare felici loro”.

E dal campionato invece?

“Sarà un campionato tosto. Ci sono almeno sei o sette squadre forti che proveranno a vincere. Cjarlins, Clivense, Luparense… Le solite. Noi facciamo parte di quelle squadre che cercheranno di fare bene. Io l’ho fatto l’anno scorso, è stato un campionato tosto. Devi mettere in campo tanto agonismo, determinazione, lottare sulle seconde palle. Più che bel gioco, in Serie D sono queste cose che fanno la differenza. Proveremo a stare lassù, perché siamo forti e lo vedo in allenamento”.

Tu che contributo senti di poter dare? Che tipo di giocatore sei?

“Nasco come attaccante, ma a Mestre mi hanno cambiato di ruolo e mi hanno messo mezzala. Metto a disposizione il mio altruismo: più che segnare, mi piace fare gli assist per i compagni, ma voglio dare anche la mia esperienza maturata in questi anni tra i professionisti. Quello che posso dire è che darò sempre il massimo, sia in allenamento che in partita. Mi piace inserirmi da dietro, sono una mezzala più offensiva che difensiva, ho sempre fatto i miei gol”.

Ma com’è nato il tuo arrivo a Treviso? Il direttore ti ha chiamato ed è filato tutto liscio?

“Il direttore mi ha chiamato un mese e mezzo fa, c’è stata una chiacchierata. Avevo altre offerte, ma sinceramente, quando ti chiama una squadra come il Treviso penso sia difficile dire di no. Avevo parlato anche con Dario che mi ha spiegato com’era l’ambiente e ci ho messo zero secondi per decidere”.

Mi racconti le tue esperienze al Südtirol e alla Triestina?

“Sono state esperienze belle e costruttive. Il primo anno alla Triestina abbiamo perso la finale playoff per andare in Serie B contro il Pisa. C’erano trenta mila persone allo stadio: sicuramente è andata male, ma è stata un’emozione che ti resta dentro per sempre. Così tante persone a Trieste era tanto che non si vedevano. L’anno dopo non è andato benissimo, anche se siamo ripartiti quasi con lo stesso gruppo e con lo stesso mister, però magari la delusione che avevamo ci è rimasta dentro. Poi, a gennaio sono andato via al Südtirol e lì mi si è aperto un altro mondo, perché a livello di organizzazione e mentalità secondo me sono avanti rispetto a tante altre società. Si è visto quando abbiamo vinto il campionato due anni fa, anche se magari non eravamo i più forti, ma quando c’è un’organizzazione che parte da tanto tempo, un centro sportivo perfetto, un gruppo che ha fatto la differenza, tutto questo sopperisce ad altre cose con cui non puoi competere con le squadre top, ma che ti fanno arrivare in là”.

Foto: FotoStampa Treviso FBC 1993

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