GENOA, ITALY – FEBRUARY 19: AC Chievo Verona Chairman Luca Campedelli looks on prior to the Serie A match between Genoa CFC and AC Chievo Verona at Stadio Luigi Ferraris on February 19, 2012 in Genoa, Italy. (Photo by Marco Luzzani/Getty Images)
«Emozioni? Quelle le ho ogni volta che il Chievo scende in campo. E le vivo ad ogni raduno: rivedere i giocatori dopo un mese e mezzo mi rinfranca. Del resto il Chievo è la mia vita, farei fatica a pensarla senza anche se – proprio per il bene del club – sarebbe meglio che arrivasse qualcun altro ad occuparsene»: Luca Campedelli, anima e sostanza, guida e primo tifoso, apre il suo cuore senza riserve poco prima di sigillare idealmente il debutto ufficiale del Chievo 2016-’17. Il contenitore – come lo definisce il direttore agli affari generali gialloblù Luca Faccioli – è il centro Atlante, poco oltre la Croce Bianca. L’ennesima tangibile dimostrazione di come la società abbia voluto consolidarsi sul territorio al di là dei risultati sportivi. Parcheggiati panche, bilancieri e strumenti di rieducazione oltre i backdrop, trasformatisi in pareti, la coreografia è davvero d’effetto. Per il giorno del raduno, dunque, squadra e staff tecnico da una parte, stampa e autorità dall’altra, i vertici di via Galvani al tavolo: «Ringrazio i giocatori che non faranno più parte del Chievo», aveva aperto il «pres», citando implicitamente i Bizzarri, i Pepe e i Pinzi. «Il loro apporto è stato fondamentale nel cammino dell’anno scorso». Ma «ora bisogna voltare pagina: l’ultima è stata un’annata molto positiva, a tratti entusiasmante». E «si riparte col solito obiettivo, la salvezza, raggiunta anche all’ultimo secondo dell’ultimo minuto dell’ultima partita. Quello è il nostro obiettivo. Se i giocatori saranno più bravi e riusciranno ancora a raggiungere la parte sinistra della classifica ben venga. Ma il nostro obiettivo resta un onorevole diciassettesimo posto, che mi soddisfa già adesso». CADUTA E RISALITA. La premessa di Campedelli è più abbondante del solito, il seguito ugualmente sapido. Anche perché all’Atlante si compie il quindicesimo anno di Serie A della società e il 24esimo della sua presidenza: «Il passaggio chiave, guardando indietro, è stato quello della retrocessione», ricorda. «I giorni appena successivi rappresentarono il punto per ripartire. Prima eravamo meno pronti, ora siamo un po’ più coscienti di quello che posiamo essere. Punti di arrivo? Qualche idea ce l’abbiamo ma al momento sono sogni», sorride.Poi la parentesi sui singoli. A cominciare da Giampiero Pinzi, assente nonostante il contratto con scadenza giugno 2017: «Sia noi che lui abbiamo pensato che sia il caso di trovargli un’altra sistemazione, servirà un po’ di pazienza. Offerte per Hetemaj? Lui è qua, a me non risulta alcuna richiesta ma, a meno che non provengano da squadre più importanti, è meglio che resti con noi». Quindi poche battute per liquidare il ritorno di Sorrentino, il caso dell’estate: «Ritengo che come giocatore, come persona e come professionista Stefano sia uno da Chievo, uno importante per noi».AMARCORD. All’Atlante c’è spazio anche per l’amarcord. Un brivido al sentir nominare Giancarlo Fiumi («un piacere ricordarlo», si addolcisce Rolando Maran), poi due parole per Luigi Campedelli, ancora una volta grande assente eppure vivissimo nella memoria collettiva: «Credo che lui avrebbe fatto tante cose meglio di me», si castiga Campedelli junior. «Forse anche nel modo di rivitalizzare il Bottagisio, cosa di cui sarebbe stato comunque contento. Purtroppo non c’è».Quanto al possibile mix di orgoglio e nostalgia seminati negli anni «prevale sempre la preoccupazione di riuscire a fare bene le cose, cercando di soddisfare le persone con cui ho a che fare». UOMINI E GIOCATORI. L’atmosfera, carica, contagia probabilmente anche Rolando Maran: «Siamo convinti, per le qualità tecniche e morali di questa squadra, di poter regalare al nostro presidente e ai nostri tifosi un’altra stagione ricca di soddisfazioni», l’esordio al microfono. «Resta un motivo d’orgoglio essere qui, anche perché il presidente ha sempre dimostrato di voler fare delle scelte prima di tutto sugli uomini. E a lui ricordo che ventiquattro anni fa eravamo già assieme a lottare per i nostri obiettivi, il che ci dà una grande spinta verso il futuro». Eppure «si ripartirà da zero e bisognerà lavorare sodo, dovremo riconquistarci tutto» ma «con l’entusiasmo arriveremo lontani».E poi: «Al di là dei numeri per ripetersi bisogna soffermarsi su quello che si fa sul campo ogni giorno e, soprattutto dopo che si sono ottenuti certi risultati, raddoppiare gli sforzi. Questa squadra ha nel dna sacrificio e ambizione. Valori che dovremo mettere in campo migliorando assieme. So che possiamo farlo, il mio gruppo è molto ricettivo». Nella ricetta, insomma, il carattere resta uno degli ingredienti imprescindibili, come ribadito anche da Euro 2016: «La voglia di giocare per superarsi è stata espressa da molte nazionali: per certi versi ho visto lo spirito che questa squadra mette sempre», spiega Rolly. «E abbiamo avuto la conferma che questo spirito può anche sovvertire i valori tecnici».
(Fonte: L’Arena)