Il Corriere della Sera, con un richiamo in prima pagina, parla del modello Pordenone, una società che con il passare degli anni si sta sempre più strutturando nel territorio e ottenendo risultati dentro e fuori dal campo: “Giocare col sorriso. Vincere spesso. Far crescere giovani talenti. Sembra facile – si legge nell’articolo di Paolo Tomaselli – ma per il pallone italiano è un rebus complicato. A Pordenone, dove la prima squadra è in testa alla serie C, lo hanno risolto a modo loro: «Abbiamo destrutturato il gioco di strada e lo abbiamo portato sul campo di calcio — spiega il responsabile del settore giovanile, Denis Fiorin —: incoraggiamo l’iniziativa, la fantasia, la libertà, anche di sbagliare. Senza copiare il calcio degli adulti». E senza mettere gli adulti al centro, ma sempre i ragazzini: «Da noi non esiste un allenatore che sbraita a bordo campo — sottolinea Mauro Lovisa, presidente e proprietario, con altri tre soci —. Se lo fa, lascia il borsone e se ne va. Ci sono regole ben precise anche per i ragazzi, c’è la cultura del lavoro friulana, ma tutto viene fatto in nome del divertimento: il nostro è un settore giovanile di bambini e ragazzi felici». Il punto di arrivo di questo «manifesto» vincente di calcio di provincia è da record: questa estate il Pordenone ha ceduto la bellezza di dodici giocatori del proprio vivaio a società di A: Juventus, Napoli, Fiorentina, Atalanta, Bologna, Udinese, Spal, Cagliari, dalla Primavera all’Under 15, la semina friulana sta dando ottimi frutti. Al punto che i giovani prospetti opzionati per il prossimo anno sono già sei. Il settore giovanile del Pordenone ha 350 tesserati, 40 allenatori-preparatori, 40 dirigenti-collaboratori, 27 squadre giovanili, 17 società affiliate anche in Veneto. Ha vinto lo scudetto con l’Under 17 ed è arrivato secondo con l’Under 16: una piccola impresa per un club di terza serie. E da tre anni ha iniziato un altro progetto decisivo: la società è entrata nelle scuole primarie, per incentivare l’attività motoria e avvicinare al calcio (e ai colori neroverdi) i bambini e le bambine, visto che ci sono anche tre squadre femminili” (…)
Fonte: Corriere della Sera