Eccole di nuovo Verona e Brescia. Entrambe divise da un lago e da una rivalità calcistica che affonda le radici nelle sfide al Vecchio Bentegodi e ancor prima del Rigamonti, allo Stadium di viale Piave a Brescia. Sono 59 i campionati cadetti disputati dalle rondinelle, 7 in più del Verona, che però comanda in A con 27 tornei a 22. Dire che la storia calcistica di questi due gloriosi club sia legata fra loro è poco. Molti i giocatori che hanno giocato con entrambe le maglie. Basti solo pensare in epoca moderna agli attaccanti Zigoni, Penzo o Toni. Spesso Verona-Brescia è stata sfida che ha segnato una promozione o meno dei gialloblù. Capitò quando al Bentegodi il 18 maggio del 1980 scortato da cinquemila, avete letto bene, cinquemila tifosi lombardi rintuzzò l’ultimo disperato tentativo del Verona di Veneranda di agganciare il treno per la serie A, poi conquistata dai ragazzi di Simoni e di un certo Nardino Previdi. In quella gara Boninsegna sbagliò un calcio di rigore, per la gioia del portiere Malgioglio. Andò meglio trentatre anni dopo ai gialloblù di Mandorlini. Era la sera del 22 aprile 2013. Al Verona serviva una vittoria per continuare a lottare gomito a gomito con Livorno e Sassuolo ed ottenere i due posti che avrebbero garantito la promozione diretta. Ed un po’ come nel 1980 a parti invertite, il Brescia di Calori era all’ultimo spiaggia. Pronti via fu Gomez a colpire una traversa clamorosa. A sorpresa però al quarto ecco che Caracciolo anticipava Rafael: Brescia in vantaggio. L’Hellas non ci stava e dopo sette minuti arrivava il pareggio di Jorginho su cross di Martinho e testa di Ferrari, preferito a Cacia. Ma la gioia durava lo spazio di pochi secondi perché l’Airone delle Rondinelle colpiva ancora, questa volta di testa. L’arbitro Mariani di Aprilia, cominciava il duello a distanza con la panchina del Verona, culminato con la doppia espulsione: Mandorlini e Bordin. A dirigere la squadra, nella ripresa, ecco il diesse Sean Sogliano. Era un Verona arrembante e tosto quello dei primi anni della gestione Setti. Sean si fece sentire e al ritorno in campo dopo appena undici minuti, bomber Ferrari confezionava un secondo assist: questa volta per Gomez. Sul due a due, il Brescia non mollava, anzi colpiva un legno con una punizione maligna del solito Scaglia. L’Hellas però caricava a testa bassa. Voleva e doveva vincere. Dentro Daniele Cacia, che aveva smarrito nelle giornate precedenti un po’ di verve. Entrava al posto di Ferrari. Correva il minuto numero settantuno di una gara dai toni vibranti. Punizione di Sgrigna et voilà, il bomber tornava al gol, con una spaccata che non dava scampo ad Arcari, portiere bresciano. La squadra di Calori finalmente vacillava. Mariani espelleva Budel per fallo su Cacia, rondinelle in dieci. Il Verona con uno scatenato e lucidissimo Sogliano in panchina colpiva ancora. Cacia pressava a metà campo e conquistava un pallone, lo scambiava con Sgrigna che verticalizzava per la punta in area di rigore. Arcari in uscita ci metteva un pezza, ma poi Zambelli e Daprelà pasticciavano e Cacia li beffava da grande opportunista: 4 a 2. Da lì in poi sarebbero giunte per l’Hellas altre tre vittorie (Ascoli, Pro Vercelli, Juve Stabia) e il pareggio-promozione con l’Empoli al Bentegodi.
(Fonte: L’Arena)