«Il nostro ingresso in campo per la partita che chiuse il campionato, la festa con l’Avellino. Le bandiere, la festa, il Bentegodi stracolmo. Ci saranno state sessantamila persone, non riuscivi a vedere le facce, tante ce n’erano. E poi segnai io il primo gol, e non avrei mai smesso di correre per esultare». Piero Fanna racconta sulle colonne del “Corriere di Verona” le emozioni provate nel maggio 1985, quello dello storico e magico scudetto dell’Hellas. Aggiungendo: «Non faccio neanche un paragone, non ce n’è bisogno. Vincere è sempre bello, ma qui è stato, è e sarà per sempre qualcosa di irraggiungibile per le emozioni che ho provato. Ai miei nipoti, quando cresceranno, parlerò del nostro Verona e di quello che facemmo nel 1984-85. Sarà come raccontare una favola che è diventata una realtà. Lo scudetto dell’Hellas è stato l’ultima poesia di un calcio che non esiste più».